09.febbraio.2012

Trattamento del paziente coronarico con sindrome metabolica e/o diabete
Giuseppe Tarantini, Davide Lanzellotti, Alberto Barioli
Dipartimento di Scienze Cardiache, Toraciche e Vascolari, Università di Padova

Abstract

Il diabete mellito, insieme alle malattie cardiovascolari e alle neoplasie, fa parte delle cosiddette “diseases of modern civilization”. La sua prevalenza globale ha ormai assunto caratteristiche di pandemia. Nelle ultime due decadi, nonostante il dato incoraggiante di una riduzione della mortalità globale e della mortalità cardiovascolare (corretta per età), la mortalità secondaria al diabete mellito è invece aumentata significativamente. Dal punto di vista prognostico il rischio di nuovi eventi ischemici acuti nei diabetici senza pregresso infarto è simile a quello dei pazienti non diabetici con infarto pregresso, tanto da giustificare l’adozione di misure di prevenzione secondaria della cardiopatia ischemica nei pazienti diabetici in assenza di coronaropatia nota. Il diabete mellito, inoltre, influenza negativamente la prognosi dei pazienti con sindrome coronarica acuta. La cardiopatia ischemica del diabetico può manifestarsi clinicamente in forma di sindrome coronarica o rimanere subclinica o asintomatica. La coronaropatia del diabetico è generalmente diffusa, interessa i vasi coronarici lungo tutto il loro decorso, con frequente interessamento multivasale ed è caratterizzata dal punto di vista istologico da una maggiore incidenza di placche vulnerabili “thin cap fibroatheroma”. Il trattamento prevede una terapia medica aggressiva che stabilizzi la progressione della malattia aterosclerotica, e una scelta riperfusiva, chirurgica o percutanea, basata sulle caratteristiche del singolo paziente. (Sindr Metab Mal Cardiovasc 3: 41, 2010). ©2010, Editrice Kurtis.

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