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| 09.02.2012 | |
La coronaropatia nel diabete
Roberto Bellu, Claudio Bilato
Clinica Cardiologica, Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari, Azienda Ospedale-Università di Padova
Abstract
Negli ultimi anni il diabete ha assunto un ruolo di prim’ordine nell’ambito della cardiologia preventiva e clinica dal momento che i diabetici hanno un rischio di eventi cardiovascolari quasi doppio rispetto ai non diabetici. La cardiopatia ischemica, del resto, rappresenta la principale causa di morte nei soggetti con diabete e, considerato il previsto aumento di diabete, di sovrappeso e sindrome metabolica nei prossimi 20 anni, l’incidenza della coronaropatia in tali pazienti costituirà nel prossimo futuro un problema crescente nei paesi industrializzati. L’insorgenza di patologie cardiovascolari nei diabetici è associata a una prognosi sfavorevole, sia nella fase acuta che in quella tardiva dell’evento clinico. Vari meccanismi fisiopatologici concorrono all’aumentata prevalenza e alla maggiore complessità e gravità della coronaropatia nel diabetico. Il circolo coronarico del paziente diabetico non solo è colpito più diffusamente dalla malattia aterosclerotica, ma è anche caratterizzato da un maggiore presenza di placche complicate, con ulcerazioni, superimposizione trombotica, irregolarità dei margini, distribuzione eccentrica e letto a valle di calibro ridotto. L’albero coronarico del diabetico, inoltre, presenta una compromessa capacità neoangiogenica e un precoce esaurimento della riserva coronarica. Anche sotto il profilo istologico le lesioni aterosclerotiche del diabetico manifestano molti elementi di vulnerabilità. Vi è infatti una maggiore estensione del core necrotico e della componente cellulare macrofagica e infiammatoria. Appare quindi intuibile che il diabete aumenti considerevolmente anche il rischio di esito non favorevole delle procedure di rivascolarizzazione coronarica, che trova ragione nelle anomalie metaboliche e della funzione endoteliale e nelle alterazioni dei meccanismi della coagulazione, della fibrinolisi e della funzionalità piastrinica, costituendo pertanto una delle problematiche più importante per il cardiologo clinico. (Sindr Metab Mal Cardiovasc 3: 31, 2010). ©2010, Editrice Kurtis.
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