03.settembre.2014

L’Osservazione Macroscopica e Microscopica del Liquido Seminale Umano
M. Spiller

L’Osservazione Macroscopica e Microscopica del Liquido Seminale Umano

Nel corso degli ultimi 20 anni si è potuto assistere a un incremento continuo di richieste di indagini sul liquido seminale da parte di medici con differenti competenze specialistiche quali endocrinologi, ginecologi, urologi e andrologi principalmente. La ragione di questo aumento va ricercata nei numerosi fattori eziopatologici riconducibili, in ultima analisi, all’infertilità maschile e verso i quali è stata manifestata una sempre maggiore sensibilità da parte del medico. La prevalenza delle differenti cause accertate di infertilità maschile riportate in letteratura indicano il varicocele al primo posto e, a seguire, le infezioni, gli squilibri ormonali, i fattori genetici, il criptorchidismo, fattori immunologici, i tumori testicolari e le ostruzioni delle vie seminali. In questo ampio panorama mancano naturalmente quelle componenti eziologiche ancora sconosciute, ma che costituiscono nell’ordine di circa il 30% le cosiddette infertilità sine causa. Pur essendo l’infertilità maschile una problematica piuttosto attuale nella nostra società, l’esame dello sperma veniva praticato già nel 1800, mentre la scoperta degli spermatozoi era avvenuta nel 1679 a opera dell’olandese Anton Van Leeuwenhoek su una goccia di sperma di montone. Sempre nello stesso periodo Johan Hann osservò gli spermatozoi umani nel seme di un malato di gonorrea; da quel momento venne riconosciuto il ruolo di questi nella fecondazione, anche con rappresentazioni piuttosto fantasiose, come nel celebre disegno di Hartsoeker del 1694. Naturalmente nel corso degli anni fino ai giorni nostri, la microscopia del liquido seminale è cambiata molto grazie alle innovazioni tecniche che hanno permesso agli strumenti ottici di fornire immagini di più alta qualità e con più elevata definizione. Ciò ha determinato la nascita di un nuovo impulso verso uno studio più accurato della parte corpuscolata, costituita in primis dagli spermatozoi con le loro caratteristiche più importanti, quali la motilità e la morfologia. La consapevolezza che lo spermiogramma, inteso come esame di primo livello, non aiuti sempre a dirimere ogni dubbio nella formulazione di una diagnosi di infertilità maschile o sull’origine della stessa, non toglie certamente importanza alla prima e indispensabile indagine diagnostica sulla coppia infertile. Il liquido seminale, al microscopio, viene studiato principalmente sotto due aspetti: quello quantitativo e quello qualitativo. Il primo attiene al conteggio delle unità funzionali costituite dagli spermatozoi e delle loro componenti cinetiche e morfologiche; il secondo riguarda una classificazione più o meno convenzionale di motilità e morfologia. I singoli spermatozoi vengono considerati come unità statistiche di una popolazione e pertanto solo l’esecuzione di elevati conteggi può portare a dati e valori affidabili e rappresentativi dell’intera popolazione nemaspermica. Il quadro microscopico dello sperma non caratterizza inequivocabilmente un determinato individuo anche in condizioni di normalità. Dai dati di Paulsen, ottenuti su un uomo che si era sottoposto a due esami seminali alla settimana per oltre 120 settimane, durante le quali non aveva avuto episodi febbrili o assunto farmaci, si evince che la concentrazione spermatica può subire anche marcate fluttuazioni nello stesso soggetto. I parametri seminali relativi agli spermatozoi, tuttavia, sono portati a variare maggiormente sotto l’influenza di numerosissime noxae interne o esterne all’organismo. Lo stato in cui viene a trovarsi l’epitelio germinale o, più indirettamente, l’eiaculato sembra rispecchiare lo stato di salute del corpo come una sorta di indice omeostatico. Il ritmo e i tempi di produzione e veicolazione degli spermatozoi consentono di far risalire la causa di una dispermia a un periodo antecedente di circa due o tre mesi. Questo concetto è molto importante ai fini di una idonea valutazione del quadro seminale e di una corretta interpretazione dei risultati analitici. Prescindendo dai numerosi test di funzionalità spermatica introdotti con la moderna seminologia e che hanno aperto indubbiamente numerosi orizzonti nel campo dell’andrologia, già la più semplice e veloce osservazione macro e microscopica del campione seminale descritta nello spermiogramma può offrire numerosi e utili elementi per un orientamento diagnostico su alcune delle patologie delle gonadi, delle annesse vie seminali e delle ghiandole accessorie. In una dimensione più vasta, i dati ottenuti nel corso dei decenni dal seme di migliaia di soggetti di differenti paesi sono serviti per monitorare la fertilità maschile nel tempo, con il risultato di far abbassare progressivamente i suoi limiti di normalità minimi e di far ridimensionare il concetto di oligozoospermia. Dal 1940 al 1990 la concentrazione media degli spermatozoi sarebbe crollata da 113 a 66 milioni, secondo quanto è emerso da una meta-analisi condotta da Carlsen. Ulteriori studi hanno concluso con una concomitante riduzione nella percentuale della motilità e delle forme normali. Un punto di partenza costituito da una competente valutazione microscopica di concentrazione, motilità e morfologia spermatica e una conseguente interpretazione critica dei dati ottenuti ha permesso nel passato così come ai giorni nostri un preliminare inquadramento della patologia andrologica, con possibilità di un orientamento terapeutico.

 

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L’Osservazione Macroscopica e Microscopica del Liquido Seminale Umano
M. Spiller
Pagine: 96
Formato: cm 17 x 24
ISBN: 978-88-85030-89-0
Cod. Ordine: V041
Euro: 14,50
anno di pubblicazione: 2006
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