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| 05.febbraio.2012 | |
Ruolo dell’isteroscopia diagnostica e operativa nella procreazione medicalmente assistita
C. Tantini, P. Florio, S. Luisi, G. Morgante, R. La Rosa, F. Petraglia
Dipartimento di Pediatria, Ostetricia e Medicina della Riproduzione, Sezione di Ginecologia ed Ostetricia, Università di Siena
Tutti i protocolli relativi alle metodiche di riproduzione assistita includono l’esame endoscopico tra quelli di screening. La necessità di controllare la cavità uterina nasce da due fattori: l’alta percentuale di patologia o micro-patologia, e la scarsa sensibilità/specificità dell'indagine ecografica di routine. Dalla diagnostica pura e semplice, perfezionata da una biopsia endometriale prima orientata e poi mirata, il passaggio all’isteroscopia operativa è stato rapido. Ci vollero però circa 10 anni per fare entrare la resettoscopia operativa a pieno diritto tra le tecniche ginecologiche di primo livello per il trattamento della patologia endocavitaria. I passi avanti compiuti dalla tecnica negli ultimi anni possono riassumersi nell’office hysteroscopy e nell’uso delle correnti bipolari in resettoscopia. La miniaturizzazione dello strumentario ha inoltre portato, grazie all’introduzione del set di Bettocchi, alla possibilità di far seguire alla diagnosi il trattamento chirurgico, in casi selezionati, della patologia endouterina (“see and treat”).
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