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| 10.settembre.2010 | |
Masse epatiche fetali
F. Neri1, D. D’Antona2
1Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia,Ospedale dell'Angelo, Mestre-Venezia 2Dipartimento di Scienze Ginecologiche e della Riproduzione Umana, Università di Padova
L’addome fetale è sede di numerose anomalie, congenite e acquisite, molte delle quali coinvolgono fegato e vie biliari. Queste anomalie sono un reperto comune nelle indagini ecografiche eseguite in epoca prenatale e si associano, talvolta, a complesse sindromi plurimalformative. Le lesioni possono essere classificate in base a diversi criteri (eziologico, anatomico-topografico, ecostrutturale) ma, ai fini dell’outcome fetale e neonatale, l’eziologia ha un ruolo fondamentale. Nella maggior parte dei casi queste anomalie possono essere evidenziate attraverso un attento esame ecografico già a partire dal primo trimestre di gravidanza, anche se comunemente vengono diagnosticate più tardivamente, nel secondo e nel terzo trimestre di gestazione. Dipendentemente dall’agente eziologico e dai reperti associati (eventuali malformazioni morfostrutturali associate) le evoluzioni possibili sono numerose, variando da casi con outcome favorevoli a casi con prognosi severa o infausta. Un’analisi dettagliata del compartimento materno fetale si impone per caratterizzare le lesioni riscontrate e ricercare fattori eziologici, concause e anomalie strutturali associate. Lo scopo di questa review è di illustrare un’approccio teorico-pratico alle lesioni epatiche fetali, al fine di individuare il management più corretto e migliorare l’outcome feto-neonatale.
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