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| 01.08.2010 | |
Applicazioni cliniche della citologia endometriale in fase liquida
M. Fambrini1, A.M. Buccoliero2, G. Scarselli1, G. Taddei2, G. Bargelli1, A. Mattei1, M. Marchionni1
1Dipartimento di Ginecologia, Perinatologia e Riproduzione Umana, Università di Firenze 2Dipartimento di Patologia Umana e Oncologia, Università di Firenze
L’introduzione della tecnologia in fase liquida ha migliorato la qualità della diagnostica citologica a livello dei diversi compartimenti uterini. Sebbene a livello cervicale la metodica si sia prontamente e ampiamente diffusa grazie alla prevenzione su vasta scala del cervico-carcinoma, è a livello endometriale che il passaggio dal preparato tradizionale a quello su strato sottile ha determinato i vantaggi più significativi in termini di leggibilità e accuratezza diagnostica. La possibilità di depurare il campione da contaminanti e la distribuzione cellulare in monostrato hanno infatti contribuito a rendere più chiari e interpretabili i preparati migliorando la capacità diagnostica del test. Nella nostra esperienza la citologia endometriale, in associazione all’isteroscopia ambulatoriale, ha permesso una valutazione oncologicamente adeguata della cavità uterina in una singola sessione diagnostica nella quasi totalità delle pazienti. È comunque in quei gruppi di pazienti notoriamente più difficili da valutare (soggetti in menopausa, in trattamento con tamoxifene o portatrici di polipo endometriale) che la citologia ha offerto le performance migliori con un guadagno significativo in termini di adeguatezza del preparato rispetto alla biopsia orientata e valori predittivi negativi prossimi al 100%. Questo permette di ipotizzare per la metodica nuovi ruoli, per esempio, nella valutazione periodica delle pazienti a rischio per carcinoma endometriale, nel followup in corso di trattamento con tamoxifene o nell’identificazione di quei polipi endometriali elegibili per una gestione conservativa. La collocazione ideale della citologia endometriale nel percorso diagnostico della patologia endocavitaria è ancora oggetto di discussione, ma un primo livello diagnostico in associazione all’ecografia transvaginale rappresenta un’ipotesi interessante e promettente. La capacità, infatti, di escludere la natura neoplastica di formazioni endocavitarie o ispessimenti aspecifici fa della citologia endometriale il completamento ideale della metodica ultrasonografica con ipotetici vantaggi in ambito socio-sanitario.
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