06.settembre.2010

Correlazione genotipo-fenotipo nelle MEN 2: stato dell’arte dopo 15 anni di conoscenze
Barbara Cosci, Cristina Romei, Valeria Bottici, Giulia Renzini, Aldo Pinchera, Rossella Elisei
Dipartimento di Endocrinologia e Metabolismo, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa

Le neoplasie endocrine multiple di tipo 2 (MEN 2) sono sindromi ereditarie trasmesse con carattere autosomico dominante e sono caratterizzate dalla presenza del carcinoma midollare della tiroide (CMT) associato (MEN 2A e MEN 2B) o meno (CMT familiare, CMTF) ad altre patologie endocrine. Queste sindromi sono causate da mutazioni germinali del proto-oncogene RET. Le sindromi MEN 2 sono caratterizzate da una forte correlazione genotipo-fenotipo e una specifica mutazione di RET può essere responsabile di una delle tre sindromi. In particolare è stata osservata un’associazione statisticamente significativa tra le mutazioni al codone 634 (85%), che codifica per una cisteina, e la MEN 2A con presenza di feocromocitoma (FEO) e/o iperparatiroidismo (IPTH), mentre mutazioni ai codoni 609, 611, 618 e 620, anch’essi codificanti per una cisteina, sono presenti solamente nel 10-15% dei casi di MEN 2A. Nella MEN 2A sono state anche descritte altre mutazioni non cisteiniche, quali quelle ai codoni 533, 637, 768, 790, 791, 804 e 891, ma con bassissima frequenza. Le mutazioni non cisteiniche sono invece molto più frequentemente associate al CMTF. Tuttavia in questo caso la relazione genotipo-fenotipo è un po’ meno determinata in quanto le mutazioni di RET associate al CMTF sono variamente distribuite su tutto il gene. Un’associazione invece molto stretta è stata trovata tra la mutazione al codone 918 e la MEN 2B. Gli studi condotti finora hanno dimostrato che esiste anche una stretta correlazione tra il tipo di mutazione del gene RET e le manifestazioni cliniche delle sindromi MEN 2 non solo in termini di relazione genotipo-fenotipo ma anche per quanto riguarda l’aggressività delle neoplasie, in particolare del CMT, e l’età di insorgenza della prima manifestazione clinica. Questa relazione è di notevole importanza pratica nel gestire i familiari portatori della mutazione e non ancora affetti dalla malattia, per i quali deve essere pianificato un percorso diagnostico e terapeutico che, tenendo conto del tipo di mutazione, può essere diverso nelle modalità e nei tempi di attuazione dei controlli. ©2010, Editrice Kurtis

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