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| 09.02.2012 | |
Frequenza cardiaca e scompenso cardiaco
M.F. Piepoli
Unità Scompenso Cardiaco, UOC Cardiologia, Ospedale Polichirurgico Guglielmo da Saliceto, Piacenza
La letteratura indica nei valori di frequenza cardiaca a riposo un indicatore prognostico indipendente in diverse patologie cardiovascolari quali l’infarto miocardico acuto e pregresso, l’ipertensione arteriosa o lo scompenso cardiaco. Questo pone le basi cliniche per considerare la modulazione della frequenza cardiaca un importante obiettivo della terapia cardiovascolare. Esistono prove convincenti che i beta-bloccanti riducano la mortalità nel post-infarto e nell’ipertensione arteriosa e che questi effetti benefici siano strettamente correlati all’entità della riduzione della frequenza cardiaca. Peraltro, nei pazienti con disfunzione ventricolare sinistra sistolica, con o senza segni clinici di scompenso cardiaco, solo i beta-bloccanti (nonostante il loro effetto inotropo negativo) si associano ad effetti favorevoli, in quanto riducono la frequenza cardiaca e modulano favorevolmente i sistemi neuroumorali e autocrino-paracrini. Valutare l’efficacia di nuovi farmaci ad effetto bradicardizzante specifico nello scompenso cardiaco sarà il prossimo obiettivo nella ricerca farmacologica clinica.
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