09.02.2012

Bradicardizzanti specifici nell’angina da sforzo
R. Ferrari*,**
*Cattedra di Cardiologia, Università degli Studi di Ferrara, **Centro di Ricerca Cardiovascolare, Fondazione Salvatore Maugeri, IRCCS Ferrara

L’incremento della frequenza cardiaca sul piano fisiopatologico è una delle maggiori cause di angina; ne consegue che la riduzione della frequenza cardiaca è utile sul piano terapeutico. I farmaci noti per il trattamento dell’angina, quali i beta-bloccanti e i calcio-antagonisti non diidropiridinici, riducono la frequenza cardiaca ma esercitano anche altre azioni sul sistema cardiovascolare. Recentemente si è reso disponibile un farmaco, ivabradina, che, inibendo l’attività del canale If delle cellule del nodo del seno atriale, riduce la fase diastolica del potenziale d’azione senoatriale e quindi ha un effetto bradicardico specifico. L’azione terapeutica di ivabradina è ampiamente documentata da una serie di trial clinici, eseguiti in pazienti anginosi, che dimostrano l’efficacia di questo farmaco in alternativa e/o in associazione con i beta-bloccanti.

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