01.08.2010

Frequenza cardiaca e prognosi
C. Passino*,**, M. Emdin*
*U.O.Medicina Cardiovascolare, Fondazione G. Monasterio, **Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa

La frequenza cardiaca è un parametro vitale facilmente ottenibile, che porta con sé un elevato numero di informazioni: tra queste, forse meno conosciute, le informazioni prognostiche. La frequenza cardiaca e la sua variabilità infatti si sono dimostrate in grado di predire eventi cardiovascolari avversi in varie popolazioni di pazienti: da quelli che presentano fattori di rischio cardiovascolare, quali ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemia, senza danno d’organo, alle popolazioni affette da cardiopatia ischemica o scompenso cardiaco. Inoltre il valore della frequenza cardiaca a riposo ha dimostrato di possedere un valore prognostico significativo anche nella popolazione generale ed in quella sana. Tale valore sia per i pazienti che per i soggetti sani si mantiene indipendente anche quando corretto per le diverse variabili confondenti, quali età, sesso, livello di attività fisica, e per i principali fattori di rischio cardiovascolare. La sua stretta dipendenza dal sistema nervoso autonomo, i possibili effetti “meccanici“ sull’endotelio di livelli più alti di frequenza cardiaca e la particolare fisiologia della circolazione coronarica rappresentano le basi fisiopatologiche del valore prognostico della frequenza cardiaca.

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